Ritorno al futuro // ICELAND Road Trip 2017

E così siamo usciti a vedere. Tutti e tre insieme. Il cielo d’Islanda ad Agosto, un lampo d’autunno già acceso. Abbiamo camminato, respirato, osservato e atteso. Fotografato e sognato. Siamo andati, siamo tornati. Sto per tornare. // OBBLIGATORIO guardare in HD 1080p // Regia di Chiara Datteri

Si tu reviens

2016-12-11-10-35-22-1

Dietro di noi c’è un mare interminabile, davanti a noi lo stesso mare infinito, senza confine. Il vento del crepuscolo anticipato, il tuo cappello di lana soffice come un bacio sulle labbra. “Se un giorno decidessi di tornare…”. Se un giorno. Se mai. Semmai tornassi, mi troverai seduto su questa poltrona. Avrò recuperato il mio francese per poterti amare più sinceramente, ma non avrò smesso di chiamarti “bella”. Come sei bella. Come sei bella con una mano sollevata vicino alla bocca, al crepuscolo di una giornata di sole. Le nuvole sono rimaste bloccate, dietro quelle montagne. Forse domani riusciranno a fare il grande salto e ci travolgeranno di lacrime. Sono seduto e ti osservo, mentre sposti una ciocca di capelli dalle labbra e sorridi solo con lo sguardo, davanti alla porta. Bella. Per un attimo è di nuovo ieri sera. Dormi. Mi prendi di nuovo la mano. Bella. Sono una nave che affonda davanti al tramonto. Sono una nave che affonda. L’altra notte ho conquistato la collina davanti a casa, come un guerriero antico. Sono salito fino in cima e ho urlato. C’era solo l’oscurità ad accogliere le mie parole. Nemmeno una luce in lontananza, neppure un indizio di dove il cielo si arrendesse alle montagne. La tela nera di un pittore non vedente. Eppure la mia mente aveva tutti i colori del mondo. Il rosso del sole d’inverno che si distende sulle tue ciocche, la delicatezza del tuo sguardo. Verde, verde e grigio come la brughiera in autunno. Come l’erba su questo campo, mentre mi siedo e ti osservo. Sei l’Islanda, sei un prato in autunno, subito dopo la pioggia. Se un giorno decidessi di tornare. Se un giorno decidessi di tornare, sulla mia tela tornerà il colore.

L’arrivo in Islanda

Mi ricordo ancora l’atterraggio a Keflavík, il tentativo di guardare fuori, di vedere il profilo dell’Islanda nel crepuscolo della notte estiva e di fissarlo poi nella memoria per sempre. Sull’autobus verso il centro, tenere il naso appiccicato al vetro della vettura, con la curiosità del bambino, per vedere la linea rossa del sole che non tramontava. Erano le due di notte, ma sembrava quell’ora della sera in cui si alza il vento, l’aria si rinfresca e il sole comincia a salutare. Non sarebbe sceso più in giù di così, anzi, sarebbe risalito facendomi risvegliare di soprassalto, poche ore dopo, nella stanzetta colorata di un ostello, su una traversa della via principale di Reykjavík. Vedere le casette di lamiera colorata nella luce blu, il Tjörnin addormentato, accovacciato nella notte incerta insieme ai suoi gabbiani; mi ricordo i sussulti del cuore, la meraviglia del pensiero. Ricordo ogni singolo brivido che mi ha attraversato la pelle entrando nella capitale. Scesi dall’autobus, trasportai la mia pesante valigia nell’ostello, mi avvolse la consapevolezza che per il mese successivo l’Islanda sarebbe stata la mia casa. Un mese tanto bello da sembrare un giorno. Una distanza tanto grande, ora, da sembrare invece infinita. Mi coricai dopo aver spedito a casa messaggi di rassicurazione. Non so come riuscii ad addormentarmi, come riuscii a placare l’entusiasmo, il respiro affannoso, la sensazione profonda di essere finalmente arrivato. Finalmente nel luogo sognato. Finalmente coi piedi piantati sul mio Nord. Finalmente a casa. Perché non avevo il minimo dubbio di ciò che avrei trovato, non avevo paura che il sogno s’infrangesse sugli scogli dell’esperienza reale. E infatti non fu così. Per questo mi manca ogni giorno. Ci penso ogni giorno. E spero, ogni giorno, che si avvicini il momento di tornare a casa.
Find your North.

Il bellissimo video proposto oggi è il frutto del viaggio di Lea et Nicolas Features nella terra del ghiaccio e del fuoco: una prospettiva (finalmente) diversa dai soliti campi lunghi, un racconto fatto di frammenti, ritagli, ricordi personali di un viaggio vissuto davvero e profondamente. “Everything makes sense now”.