Acini e fragole

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I tuoi occhi si spalancano sul vigneto di fronte alla casa bianca dall’intonaco ruvido e irregolare in cui i nostri sogni si andavano a nascondere, con i nomi da dare agli inverni da passare assieme, la luce, il senso della vita di un fiore. Una libellula che sfreccia sul passato. Le mie poesie ora sono terra, che sarà seme e grano e pane da mangiare. Pane da comperare al mattino con gli occhi ancora impreparati al mondo, lacrimosi di un rivolo residuo di sogni. Ci vuole coraggio, ogni giorno, per aprire una finestra che non dia sul tuo giardino. Ora. Domani. Ora. O domani. O mai più, semmai. Le stagioni si rincorrono senza parole. Vernice distesa che colora il cielo, scolora il casolare e ci avvicina alla fine. Se cade un frutto su un fiore, su una margherita nel campo, sento la cicala sul ramo trasalire. Sento il mio cuore pigro, eternamente antico risvegliarsi e domandare. Dov’è lei? Dove? Dov’è chi ha calpestato questi prati, piegato al passo suo la vita di mille altre margherite ancorate a stagioni più liete? Dov’è quel volto di brina che in un giorno d’estate mi ha portato via acini e fragole?

Il tramonto del ritorno

IMG_20160413_202310È sera e faccio ritorno a casa. Metterò in ordine i libri su un paio di scaffali, poi soffierò via uno strato di polvere dall’ultimo volume che ho acquistato senza alcun motivo. So per certo che una tua foto cadrà nel momento di sfogliare le pagine ingiallite. È giallo anche il colore del sole stasera, mi ricorda la punta dei tuoi capelli.
Qualcuno mi ha chiesto indicazioni per il miglior ristorante della zona. Ormai conosco la città, ma non saprei scegliere. Certo, sarebbe più facile se mi trovassi a Mantova. E invece sono ancora qui, di nuovo qui e sempre di passaggio. Mai stato tanto precario, mai tanto fugace. C’è profumo di vendemmia, anche se non è nemmeno maggio. Non fa nemmeno caldo: c’è una leggera frescura, forse la causa della mia confusione fra primavera e fine dell’estate. Me ne andrei, fosse anche solo per il piacere di tornare, magari proprio in tempo per la vendemmia. Magari in tempo per ritrovare guarito il tuo cuore. In tempo per raccogliere i frutti e spremerne il nettare subito prima dell’inverno.
Poi andremo a stagionare sotto la neve, tu con le tue tele e le tue tempere davanti al fuoco, io con la mia penna nuova, il mio quaderno rilegato, il dorso della mano destra annerito dalla vita. Potrei preparare una tisana a base di mirtillo, oppure semplicemente fissare come un cretino i tuoi capelli. Potrei fissare i tuoi capelli per tutte le vendemmie che avremo fra le mani. Potrei servirti un calice di vino da una coppa antica come il mondo. O fissare i tuoi capelli, senza smettere di scrivere.
Potrei guardare per sempre i tuoi capelli, biondi come il sole che muore qui stasera.
Un signore canuto e frettoloso mi ha chiesto indicazioni. Mi guarda come si guarderebbe un fantasma e aspetta invano che una risposta scaturisca dal mio sguardo perso, che mi rianimi un’idea.
Possibile che anche lui non veda i tuoi capelli?
Possibile che tu non sia con me?

Fiore di plastica

C’è un pomeriggio nei miei ricordi, fermo immobile dentro una foto che ho perso.
Ti regalai una margherita, ma era di plastica. Forse avrei dovuto prendere quel fiore finto come un monito, un avvertimento. Ma come potevo? Avevi un cestino di castagne fra le mani e tutto sembrava ancora possibile. Persino essere felici e dimenticare. O essere persone migliori e non sbagliare più. Come potevo? Il sole se ne stava seduto appena sopra le colline ad aspettar di tramontare, mentre gli odori dell’autunno e una musica paesana si facevano strada per i vicoli, fino nelle nostre orecchie. Fisarmoniche e risate di bambini. Era ottobre. È ottobre ancora.
Ho sempre pensato che la tua stagione fosse la primavera, col fiorire delle margherite e i giri in bicicletta, le gelaterie, le scarpe leggere e le magliette colorate, le bolle di sapone. Credo di essermi sempre sbagliato. La tua stagione è l’autunno, bella e malinconica. Queste foglie rosse che il vento porta in giro. Il fruscio del tuo cappotto dentro al mio. Il cioccolato e le castagne sul fuoco, per far passare le sere davanti alla tv.
Arriva l’autunno e poi va via. Arrivi in autunno, e poi vai via.