Se mi prometti

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Sai cosa vuol dire, tornare a casa portando con te il primo capello bianco. Ritrovare e lasciare nel giro di pochi giorni. Ritrovarsi e salutarsi nella stessa sera. Dirsi “Ciao, come stai?”, rispondere in breve, oppure perdere tutta la notte davanti a un lampione a parlare. Sai cosa significa passeggiare fra i filari, raccogliere l’uva fresca e le pere al tramonto, sporcandosi le scarpe sul prato umido e sul terriccio bagnato, fino a raggiungere un piccolo lago e trovarci una barca capovolta e due remi, come un invito a salire sull’acqua. Fare un viaggio sul lago e nei deserti dei silenzi riflessi negli occhi, nascosti dietro qualche ciocca di capelli. Ci segue un brusio, vento d’autunno che si insinua fra le pagine di un libro, fra le foglie e sotto le giacche leggere. Sai cosa significa tornare a casa e ripartire verso casa. Decidere di avere un’altra casa, in quel luogo oltre il mare che un tempo chiamavano Thule: l’ultimo porto, l’ultimo faro prima del lungo inverno e del ghiaccio eterno. E scrollarsi di dosso il disordine e la malinconia di un cielo nero incombente. Gettare a mare conchiglie scheggiate. Ritrovare il cadavere di un pesce nell’alveo ormai in secca di un fiume, morto in attesa di settembre e del suo carico di piogge, di lacrime fragili da spargere. Sai cosa significa rinunciare alle foglie che cadono, al profumo di castagne e Sangiovese, e decidere di proseguire. Provare a volare, a fare a pugni contro il buio e vincere. Forse, vincere.
Se mi prometti che un giorno saliremo sulla barca. Se mi prometti che un giorno torneranno le castagne. Se mi prometti che cammineremo ancora sui viali rossi e gialli di un pomeriggio settembrino. Sui ciottoli bagnati con suole nuove lucide. Occhi nuovi che però sapranno riconoscersi. Se mi prometti che il mio cuore sarà sempre il mio cuore, e che il tuo cuore sarà sempre il tuo cuore. Non saranno tempeste, né distanze, nuove rughe o capelli imbiancati dalla neve del tempo, non saranno i giorni grigi a farci dimenticare. Se mi prometti di ascoltare la mia voce e di metterla al sicuro in una piccola scatola di cartone, sulla mensola sopra il camino. Schioccherà il legno nel fuoco dimenticando la propria vita passata e la passata stagione. E così per ogni stagione in cui non saremo insieme. Schioccherà il legno e alla fine si scioglierà anche la neve. Te lo prometto: un giorno di primavera, seduti in giardino, la nuova vita di un fiore di pesco, la mia e la tua a seguire.

Inchiostro

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Possiamo tornare a macchiarci le mani d’inchiostro. Ho una poesia non scritta per ogni volta che mi hai guardato, amandomi. Ho un libro senza pagine per raccontare la vita di ogni tuo capello. Ho un altro amore ancora assente a cui raccontare che ti ho perso. Pescare sull’argine spento parole che sembrano morte, inquinate nella secca e nel fango. Provare comunque. A macchiarsi di nuovo le mani d’inchiostro. A tornare a parlare. Che ho parole ancora non dette per tutti i ti amo che non ti ho versato sul cuore.


Creazione_ Marianna
Parole_ Michael

Eternal sunshine // Senza zucchero

J, dopo l’altra notte non sono più caduto. Ci sono due accordi di chitarra che mi fanno cadere e sono quelli che lei mette più spesso vicini. Parte tutto da una risata, continua nel modo in cui muove la testa, finisce in uno sguardo lanciato verso il basso, ma abbastanza in alto per farsi notare. J, ti sei mai chiesto se sei felice? Che concerto le stelle del cielo e l’aurora, stanotte. Che sinfonia indelebile. Quella risata e l’aurora. Ghiaccio sulla suola delle scarpe, scivolo sull’erba. Rido. Mi cadono i popcorn. Gli islandesi si vestono male e ascoltano Justin Bieber, vanno al cinema in tuta, ciabatte e calze bianche. J, ho quasi paura che questo momento possa svanire, sfumare, o crollare all’improvviso. Hai mai visto Se mi lasci ti cancello? Ecco, non badare al titolo, ma qualcosa del genere. Mi sono svegliato stamattina con un sole basso e una luce gonfia di arancione. La notte scorsa però. La notte scorsa, sai, c’era una grandissima luna e c’è ancora. Il sole e la luna non è vero che non si possono incontrare. Eccoli lì. Lei si nasconde un po’ nel blu, si fa appena vedere. Lui è più prepotente, oggi poi gli va proprio di strafare. Togliti le scarpe quando entri nel mio cuore, sembra dire il volto pallido di lei. Si nasconde e scappa via, mentre lui la insegue. Non so come facciano, J, questi germani, a declinare la luna nel genere maschile. Dico: hanno mai visto una donna arrossire? J… Aspetta, sono tornato sulla terra. Mi ero perso a raccontare. Sai come sono fatto. Come Jim Carrey in quel film. Ho paura di girarmi. Ho paura che sia andata via. Come la luna, nel cielo, a dicembre. Talmente bella e inaspettata che potrebbe sparire, sfumare. Sai cosa ti dico? Mi ascolto una canzone.

E adesso parla solo il vento

E adesso parla solo il vento. È l’unico mare su cui, di tanto in tanto, sento navigare la tua voce. È un lampo, solo un istante e di certo un’illusione. Cammino sul sentiero senza fatica, senza dolore i miei passi. Risalgo la china e non ricordo più che cosa sto aspettando. Poi vedo il Domani sul fondo della Valle. Si volta di scatto e mi chiede di te.

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Scatto_ Chiara
Parole e soggetto_ Michael

Questa ragazza ha un cappello d’artista

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Questa ragazza ha un cappello d’artista, nero, in testa. Sembra una musicista, ma senza chitarra. Esce dalla metropolitana e con lo sguardo scruta e si domanda dove sia la strada. Da dove vieni e cosa suoni, ragazza mia? Da dove vieni, e cosa suoni? Suonami la vita che potrei vivere, coi tuoi capelli ricci cioccolato, disegnami le forme che il vento trasparente non ci vuole far scoprire.

 

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Shots
_ Chiara
Words_ Michael
Model_ Marianna

Al cinque di settembre

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Al cinque di settembre la navetta C che porta all’Università è ancora una carcassa vuota. I vetri sono tutti appannati, mentre mi scorre di fianco borbottando metallicamente sui ciottoli di Via Cartoleria. Non si tratta di un anticipato inverno, forse soltanto di sporcizia, o di graffi. Persino la strada è semi deserta: qualche studente sta preparando gli esami e se ne sta seduto al bar a mezzogiorno con una tazza di caffè svuotata davanti alla faccia e un mezzo panino alla mortadella in mano. Qualcuno fuma, perché dopo il caffè non c’è niente di meglio, dicono. Forse ci sarebbe qualcosa di meglio, qualcosa tipo un bacio sulla bocca. Qualcosa come una carezza. O un vestito a fiori, a pendere stanco sulle gambe ancora un po’ abbronzate di una ragazza. L’odore del caffè, che è poesia pura.
Ma il mondo si è mai reso conto di quanta poesia sia nata di fianco a una tazza di caffè? Io credo quella più sincera. Una ragazza si lamenta del suo panino: era freddo. Poi si lega i capelli castani, più biondi in fondo, così come detta la moda. Se li lega in una coda di cavallo e mi sorride. Con un cenno mi saluta. Con lo stesso cenno mi congeda: non vuole fermarsi a parlare. Forse perché io stesso non parlo quasi mai. Credo che non mi trovi simpatico.
Suonano violini sotto i portici a Bologna, e a me mancano i tuoi occhi.

| Artwork_ Marianna
| Words_ Michael