Forse verrò domani ad un prato verde

Sleale è insistere su chi sono io.
Il punto di partenza è scontato
l’arrivo è certo nello stato
attuale: morte come sostanza
o strato finale di un cuore malato.
Oh, vorrei rinascere, ritornare indietro
ma non posso. Troppo ho peccato
di peccati non miei, attribuiti
a posteri, mancati inganni.
Cerco amori nuovi, violente sere.
Perdono chiedo a chi non amai.
Forse verrò domani ad un prato
verde, – e non sarò più solo.

Dario Bellezza, da L’avversario (Mondadori, 1994)

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Ferma!

Fermati
qui
davanti al mare
Dove gli anni
si riducono
a due sassi che
rotolano
giù da una scogliera
E ti crollano addosso
pensieri
di sabbia
Rimpianti
taglienti
Conchiglie
scheggiate
sotto i calcagni.
Ma anche
sogni
di sale
Sulla punta
spettinata
di un capello.
La bocca è
semichiusa
Come tutte le volte
prima
in cui hai osservato
la tua vita
di riflesso
sopra a un’onda
Con la testa un po’
Inclinata
Con i piedi
Inabissati nella
riva
Chiedendo
una risposta.

Ferma
Ferma, per
Dio.
Fermati un attimo;
Non chiede più di
questo
Quel giovane
Che dallo scoglio
Opposto
Ti saluta.
Quella figura
Lontana
Che ti appare
Familiare
Forse
Conosciuta
in precedenza
Forse
Ripescata
da un vascello
nel mare
di una vita
già trascorsa.
Aspetta a
volgere lo sguardo
aspetta che giunga
La marea
Che ricopra
Lo scoglio
I pensieri
I sogni
La vita riflessa
I sassi
E i calcagni.
Aspetta
ancora
un attimo
Finché al mare
non vien voglia
di cibarsi
Finché non viene
fame all’onda,
e non arriva
a divorarci a vista,
a fare incetta
di pensieri
e di amori
mai vissuti.

Se fossi mia (Come non sei)

Se fossi mia
come non sei
Legherei al dito
il pianeta più lontano
Quel plutone
rinnegato
dalla scienza
e gli darei
nuova identità
mi rassomiglierebbe
nel suo essere
qualcosa che
non è.

Se fossi mia
come non sei
Metterei a soqquadro
tutte le parole
che conosco
in italiano
per trovare quella
che dicesse
fra me e te
quello che è stato.

Se fossi mia
come non sei
ti farei una foto
sopra il letto
o dentro al mare
fra le onde
o con la testa
dentro al sole.

Se fossi mia
come non sei
camminerei per tutto
il tempo che
ci resta
con scarpe leggere
e fiori bianchi
nella tasca.

Se fossi mia
come non sei
vorrei allenare
la mia penna
per essere un poeta
che valga qualcosina
in più
di questa rima.

Farei volare
le metafore
e le immagini
stranianti
per forzare
la mia lingua
nella curva
dei tuoi fianchi.

I viali di settembre

Christmas Dinner - 26 dicembre 2014-121

I viali di settembre mi hanno arrotolato la sciarpa sul collo.
Hanno acceso i fanali del treno
Scomposto i ricci fintamente scomposti di mia madre
Intenta a comprare cesti di frutta
Futura marmellata d’inverno
Da offrire su pigra fetta di pane
Al suo cuore in esilio.
Domani, o forse
Dopodomani
Raccoglierò i libri imbiancati mai letti
Di cui ho cosparso la casa
Le tazze già usate di
Nere notti insonni depositate sul fondo
Nere
Come il mondo escluso dal mondo
Le cose meno le cose
La luce meno la luce
Me strappato da me

I viali di settembre sono più neri. Già alle sette, alle sei, le cinque…
Poi le quattro
Poi fa freddo ed è già inverno.
Che strano l’odore del mondo a settembre
Portoni di legno sbarrati senza volersi riaprire
Rifugi stagionali illuminati dal fuoco
Piedi caldi e calze pesanti
Un castagno
Le strade che si intrecciano sui rami degli alberi spogli
Le loro figlie calpestate
Croccanti
Distese arrese
Come l’anima che ho lasciato sul tuo letto
Che ora penzola dalla tua bocca
Come impigliata a un tuo dente
Come pezzo di carne gustata ore fa
E adesso
Già digerita

 

Hai sorriso oggi?

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Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Charles Bukowski

Il pozzo

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Ascoltami: ho tramato contro i giganti che sorreggono il mondo per arrivare a te. Ho sconfitto anche la gabbia dei ricordi per riuscire ad osservare il vero e restarne fedele. Ascoltami: ricordo il rumore dei cavalli selvaggi a Calavé. Materia prima di nuove immaginarie libertà. Ascoltami: riesci a raggiungermi? Da bimba ero convinta che bastasse arrampicarsi sugli alberi per raggiungere le stelle. Che le stelle fossero i loro frutti da gustare. Che ci facessero splendere il petto e lo stomaco, dopo il primo boccone. Mi è rimasta una piccola luce sul fondo. Una goccia che cade costante fino alla fine del pozzo. Lo senti il rumore? Scagliandosi sulla roccia ammuffita, mi dà la misura di quanto posso ancora aspettare, di quanto è profondo il mio amore.


Scatto_ Chiara
Parole_ Michael