Ritorno al futuro // ICELAND Road Trip 2017

E così siamo usciti a vedere. Tutti e tre insieme. Il cielo d’Islanda ad Agosto, un lampo d’autunno già acceso. Abbiamo camminato, respirato, osservato e atteso. Fotografato e sognato. Siamo andati, siamo tornati. Sto per tornare. // OBBLIGATORIO guardare in HD 1080p // Regia di Chiara Datteri

Ho cominciato a partire

Oggi ho cominciato a partire. Solo oggi, solo questa mattina. Prima non avevo ancora capito. Mi chiederai: che cosa non avevi ancora capito? Che me ne sto andando e che non ti vedrò più. Questo non avevo capito. E così oggi ho cominciato a partire. Ho tolto tutti i resti di scenografie del mio magazzino, ho sistemato i costumi dell’ultimo spettacolo, quello di un paio di giorni fa. Ho partecipato a una festa fatta di tanti volti, molti dei quali – già lo so – non rivedrò prima di andarmene. È come se avessi iniziato a risalire la china che mi ha messo faccia a faccia con l’immensa distesa islandese per la prima volta, anni fa. Questa mattina ho iniziato a fare i primi passi verso l’alto e ho sentito la mia casa farsi più lontana. Oggi, perché c’è stato ieri e perché ieri ci sei stata tu.
Mi ero persino immaginato una specie di addio, molto stupidamente. Qualcosa tipo un faccia a faccia da serie TV adolescenziale, con qualcosa tipo Birdy o Tom Odell in sottofondo, per gli spettatori. “Addio”. “Addio”. In effetti, non avrei saputo che altro dire. E ti sarei sembrato, come già ti sembro adesso, fin troppo afflitto per questo fiore inconsistente che siamo stati noi, un fiore di tarassaco spogliato dalla prima lieve folata di vento. Ma io, ti giuro, non so cosa sia che mi muove, so solo che vorrei portarti via con me. Vorrei avere la certezza di poter riposare i miei occhi su qualunque cosa ti appartenga. Di non dover disabituare il mio orecchio alla tua risata. Metterei in valigia i tuoi capelli, i tuoi occhi, le tue guance piene di lentiggini, i tuoi vestiti larghi, le tue unghie un po’ mangiate, le tue mani morbide, le tue spalle, la tua schiena, i tuoi piedi, il tuo naso, la tua bocca sottile, i tuoi denti perfetti. Metterei in valigia quel pizzico di follia che tieni nascosta nella borsa. È solo un momento di crisi di passaggio. Solo un momento di crisi di passaggio. 
Va tutto bene, sai. Non c’è niente fuori posto. Le mie scarpe sono già in Islanda, i miei occhi non possono più aspettare. È solo che ieri, entrando in macchina, accendendo il motore, uscendo dal cancello, mi sono accorto all’improvviso che non ti vedrò più. Ho fatto cadere un brandello di cuore sull’erba e ho cominciato a partire. Rimani la cosa più bella che non abbia mai avuto.