L’attacco di panico

Un collare di spine che mi avvelena le arterie. Che si zittisca l’allodola, se non vuole temere lo scettico aratro! Immobili e in cerchio, immobili e vigili, gli avvoltoi inferociti aspettano solo la distrazione di un passo. Un collare di spine che mi lega al tronco malato, da secoli e secoli in volontaria prigione. Se ne vadano i compatenti, che cerchino altrove altre lacrime per compiacersi la sete. Faccia silenzio anche il pettirosso sul davanzale, che non pensi mai più di venire a bussare! Se ne vada tutto il mondo a quel paese lontano, dove ogni cosa ha un nome e relativa istruzione.

Mi si lasci qui solo, una volta per tutte. Col cuore che ti ama, avvolto dentro un caldo maglione. Sparisca la terra, che le stelle tornino tutte a tuffarsi nel mare, se questo cuore ti ama, ma soffoca e non riesce a parlare.

 

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