Penelope

Il tempo passa e noi non sappiamo più chi siamo. Ho persino comprato quel maglione che ti piaceva tanto, ma l’ho gettato in valigia, la mia mano mossa dalla frustrazione. Il tempo passa e alle tue nuove rughe io non ho partecipato, né tu hai favorito il solco delle mie. Le nostre vite non si appartengono nemmeno nel pensiero. Continuo a cacciarmi nei guai, mentre tu continui a mettere in vendita il tuo cuore, a sfibrarlo come in filamenti di una stoffa vecchia, impigliata nei rovi di giorni imprevisti. Di certo non ci avevamo pensato, all’inizio. Di certo non l’avrei mai immaginato. Di buttare via così tanti soldi per comprarti il mio maglione che ti piaceva tanto, e persino la giaccia elegante da abbinare, per sembrarti più bello. Per sembrarti più sicuro di me. Per sembrarti invincibile, anche se hai già visto tutte le ombre – anche troppe – che si annidano fra i fili di lana di questo stanco sudario. Fili spezzati e infeltriti per te che sei salpata lontana, proprio come ho fatto io. Con la differenza che non avresti dovuto cercarmi, né invitarmi al ritorno. Non avresti dovuto fingerti Penelope, per essere solo sirena nel mare. Esca e veleno per pesci affamati, così lontani da Itaca, così lontani da casa.

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