Dorme

Il tuo corpo su di me
freddo come
il metallo di una nave
Lo accarezzo senza ostacolo
liscio
come uno scoglio
levigato
da correnti millenarie.
Le tue mani sono ancore
macchiate da una rima.
Polpastrelli secchi
contro il freddo cielo
di un’estate dissidente.
E quel minuscolo callo
come il cuscino scomodo
su cui sogna la tua penna
quando vive.
Fai piangere anche i fianchi
se non li stringi ancora
E il mento, il dorso delle mani
se non si sbavano di te.
Fai piangere le aquile
perse fra le nuvole
confuse e senza prede.
Fai piangere anche il cuore
scoperto, sparso, messo all’asta
Per un nuovo padrone.
Il tuo corpo magro su di me
bianco come il latte
liscio come il mondo
se svanissero
le sue montagne scure.
Vorrei mangiarti il petto
il seno, il collo
e la spina dorsale
i lobi delle orecchie
i piedi, i polpacci, le spalle
la natiche
quel naso ossuto, sottile
che mi spingi sulle costole
stanche
mentre ti addormenti.
Vorrei mangiarti il cuore
e dentro le sue stanze
scoprire com’è un mondo
dove sono assente.
Un dito sulle labbra chiuse
a nascondere quel ghigno
arrogante
che ti è rimasto incollato
fra le guance.
E da lontano
Io ti amo maggiormente
Ma da vicino
Sento solo l’assordante indifferenza
del tuo rumorosissimo russare.

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