Una castagna

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Ricorderai soprattutto le cose dette davanti al mare e nelle automobili umide sotto il cielo invernale. Soprattutto, le ragioni di quell’unghia sparita, prima mordicchiata e poi sputata. Metterai in fila, come piccole margherite, i mesi che hai passato senza di me. Rimarrà intatto il tuo fiore anche se avrà addosso il mio pensiero. Non si farà intaccare dalla luce di un’ombra irrisolta. Ricorderai soprattutto, credo, quella mia capacità di capire pur non capendoci niente. Quell’istantanea vicinanza di passi a farci sentire le anime meno distanti che siano mai state fatte cadere l’una davanti all’altra senza pianificazione, né richiesta. Il riconoscersi immediato che ci accompagna sin dalla prima parola, sin dal toctoccare più fragile sulla porta socchiusa del primo pensiero. La sensazione di aver saputo tutto da sempre, e la mancanza del coraggio necessario a chiedersi perché. Ti ritroverai bambina, in certi attimi distratti, ricordando un settembre lontano e una castagna nella tasca della giacca per scongiurare il raffreddore – come ha sempre detto mio nonno. Una castagna contro il raffreddore. Che possa aiutarmi a deridere il ridicolo bisogno di te? E l’assurdo bisogno di dirti che sei bellissima ogni volta che ti ho davanti senza incontrarti. Quando rimango sul ciglio di un portone chiuso a temere l’ennesimo settembre senza amore. Senza bussare, mi accosto quel tanto che basta per ascoltare i passi dei tuoi piedi stanchi di camminare trascinandoti addosso il peso della tua vita coraggiosa e dei tuoi cari. Mi giunge quasi all’orecchio il fruscio leggero dei tuoi ricci incomprensibili.
Inizio una poesia per te. La mastico male, la balbetto su un fogliaccio volante. La scrivo e la cestino, perché non la so finire. Poche ore dopo scrivo un testo, perché nella prosa sono sempre riuscito a capire più facilmente come distendere i miei pensieri attorcigliati su una morbida e paziente superficie. Ci sono due gatti maledetti che si azzuffano in cortile, una cicala che suona la sua chitarra di foglia. Un nuovo seccatore che mi chiama. Per fortuna è giunto adesso il tempo di partire, rischiavo di lasciare anche questo pezzo su di te senza un finale.

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