Beati gli arresi

Ti ho lasciato una canzone sul davanzale della finestra, dentro un vaso di fiori arancioni come il sole d’estate, verso le nove. L’ho nascosta, per la precisione, sotto il vaso. Anzi, fra il vaso e sottovaso. Capito dove? In quelle fessure dove l’acqua va a infiltrarsi quando annaffi troppo. E tu, allora, non darle troppa acqua, che rischia di annegare. Ascoltala solo ogni tanto, certe sere, davanti alle stelle. Sì, quelle sere che vai sul balcone a fumare, mentre lui ti aspetta sotto le coperte, o sul divano, o nella vasca. O magari ti sta preparando un tè. Sì, in quei momenti. Se ti va, versa un po’ d’acqua nel vaso e lascia che scorra riempiendo anche i buchi, inondando la terra cotta che sta sotto la pianta. Tutto il resto del tempo, non pensarmi. E io non ti penserò.
Mi piacerebbe tu lo facessi a fine agosto, quando una brezza sottile ti scorre un dito sulla schiena, lesto come un ladro, solleticandoti una profezia d’inverno. Quando i tuoi occhi si girano da un lato per ascoltare un rumore improvviso sulla grondaia, o per strada, o in casa del vicino. Insomma, in uno di quegli istanti così, in cui ti sentirai esistere. Puoi dare acqua a quei fiori e alla canzone. Potrai ascoltarla sottovoce, se ti va, e poi rimetterla dov’era, nascosta agli occhi della strada e di chi ami. Sarà un piccolo segreto per starcene un po’ insieme. Per dirci come va. Per ridere delle solite battute, e chiederci un parere su quel film o su quel disco di cui potremmo parlare solo insieme. Sarà un modo per continuare a non amarci un po’ meglio di adesso. Un modo per arrenderci all’idea che in fondo ci vogliamo bene. Che è stato così triste e doloroso capire di volersi “solamente” bene. Ma in fondo il bene è quel rumore in sottofondo che impedisce il silenzio assoluto. Quel brusio sommesso e costante che accompagna il vento. Una pianta a cui non serve molto, se non un goccio d’acqua ogni tanto. Una canzone ogni tanto. Una giovane estate lontana che brucia sotto lo sguardo e ingiallisce una fotografia. Come fa l’ossigeno. Ovunque presente, senza mostrarsi mai.

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