Alla finestra

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Artwork di Marianna

Fammi spegnere la luce, che non ti vedo da un po’. Sai com’è: non ti vedo né col sole, né con le lampadine accese. Anche se voglio comprarne qualcuna, sai? Un filo di luminarie natalizie da appendere sul letto, come piace tanto agli hipster, soprattutto al Nord. Qualcosa che si veda dalla strada, che faccia della mia finestra una di quelle che uno scrittore affamato potrebbe fermarsi ad osservare. Quando cammino per questa città sproporzionata, grande e piccola insieme, mi incanto spesso di fronte alle finestre piene di decorazioni. Qualcosa di nordico, dettagli che regalano all’ambiente un calore unico e particolare, anche da fuori. Ti viene voglia di chiederti perché sui vetri stiano appoggiate certe bambole, certi colori di candele, o perché ci sia quel vaso, quella pianta, o quella piccola statua di legno. Ti sembra di riuscire a leggere una storia, o almeno ti viene da inventartela, mentre il vento ti scuote da ogni parte e sembra che soffi sempre a tuo sfavore. C’è una tazza di tè bollente di fianco al computer, a sinistra. Tazza nera. Chritmas Tea, diceva la confezione. L’ho comprato senza un vero perché. L’ho comprato come si compravano da piccoli i calendari dell’avvento con un cioccolatino al giorno da scartare. Sai che si tratta di prodotti e che quello stesso tè, così come quella cioccolata, sarà rivenduto fra un paio di mesi sotto un altro nome. Eppure, per adesso, è Tè di Natale, e può andare bene. Perché c’è un vecchio signore con la barba bianca e il cappello rosso disegnato sul cartone – sì, proprio quello inventato e pubblicizzato dalla Coca-Cola. Lo stesso Santa Claus che piace tanto alle multinazionali. Stasera non importa. Ma in realtà non mi è mai davvero importato. A cinque anni non sapevo cosa fossero le multinazionali e comunque non aspettavo di certo il Natale solo per i regali. Da adolescente ancor meno. Il Natale ha avuto per tanti anni qualcosa di speciale, che andava oltre il rumore della carta strappata, o conservata quando possibile per farla riutilizzare alla nonna l’anno successivo. Natale è buio senza arresa. Colori e luce che invadono la notte. Vapore che esce dalle labbra che si baciano, calore dalle mani che si amano e dai forni e dai camini delle case in cui si cuoce per decine di persone. Natale è spegnere la luce, tenere solo qualche piccola lampadina accesa, o forse un fuoco. È più bello così. Più delicato. Ti lascia il desiderio dell’estate senza però darti in pasto al buio e al ghiaccio delle sette di mattina.
Fammi spegnere la luce, che non ti vedo da un po’. Vorrei mettere delle luminarie alla finestra, di quelle che di solito si arrotolano agli alberi, di quelle che si vedono da fuori. Vorrei metterle perché tu possa notarle. Magari un giorno, verso sera, potrai seguirle e ritornare.

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