Schiuma di mare in tempesta

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Esjan

Torno a casa stasera, ostacolato da vento contrario. Scelgo la strada più difficile, la più sconsigliata in serate del genere: scelgo di camminare sulla riva del mare, di fianco alle rocce. C’è una marea imponente, delle onde che si scontrano contro gli scogli artificiali che fanno da cornice a questa parte della città, che la dividono dall’oceano, ma che poco possono contro il vento. Passo la lingua sul mio labbro superiore. Non è pioggia, è acqua salata. Il vento è talmente forte da alzare vapore dal mare. Alcune onde non toccano nemmeno gli scogli, fanno un salto in alto fino alle tue scarpe. Si bagnano i jeans e tutta la parte sinistra del corpo. Cominci a pensare di aver scelto la strada sbagliata, ma a un certo punto ti volti per guardare in faccia quello stesso mare che ti sta annegando i vestiti. Non vedi nulla, solo nero al di là del limite terrestre. Perché oltre al vapore del mare c’è anche la pioggia, quella vera, le nuvole nere, il vento, la notte. Un faro in lontananza, lo scorgi a malapena. Il resto che vedi è nero con venature bianche, strisce di colore che vanno e che vengono. Schiuma di mare in tempesta. Pensi alla vita e a tutte le sue maree, a quante cose si avvicinano e si allontanano per ritornare, come le vene bianche sulle onde. Hai pensato spesso che non vi sia ragione in questo vagare, in questo perdersi lungo la strada, come bottiglie abbandonate e sigillate portatrici di messaggi antichi e impossibili da decifrare. Il destino di ognuno scritto su un foglio di pergamena e affidato alla corrente. Qualcosa viene e va, da qualche parte il vento ci conduce con cognizione, anche nelle notti più nere e negli approdi più aspri. A volte ci viene donato un sentiero, solo perché un vento a favore si sostituisca a quella che sembra la tempesta fatale. C’è ancora corrente contraria a spingere sulla mia bottiglia, ma stasera ho scoperto un sentiero che non ero sicuro di poter percorrere. L’incrocio di due strade che gli anni non hanno mai consumato. Ritrovare un’amicizia che il tempo non ha mai scalfito, esattamente tre anni più tardi, esattamente sulla stessa via. Aspettare a volte – e fidarsi anche del male – può valere la luce di un faro in lontananza, un approdo sicuro e una tazza di caffè. Almeno per adesso, almeno per dormire bene. Poi domani il grande oceano tornerà a brontolare e questa bottiglia a farsi ammaccare. Vedo l’inverno arrivare al di là del monte Esja, un esercito di nuvole e ghiaccio pronto ad inghiottirci e seppellirci nel bianco. So che non sarò solo ad affrontare il boato del vento. So che in qualche modo ci si potrà scaldare.

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