Cosa metto nello zaino

Ora bisogna andare. Tornare a casa, forse. O lasciarla. O entrambe le cose, o nessuna. Bisogna riempire lo zaino di tutti i dettagli che non si possono perdere: le foglie di autunno che non vedrò cadere, la strada di casa e il vento sul viale. L’odore di pioggia e quello tipico del cambio di stagione. Le giacche autunnali, né troppo imbottite né troppo leggere, di quelle che accumuli da anni negli armadi, che qualcuno vorrebbe bruciare, ma che tu salvi ogni volta nella speranza che “un giorno quella di jeans tornerà utile”, ma non ti entra nemmeno in un braccio e la tieni soltanto per quello che ricorda. La comodità del mio letto, l’odore che esce dal forno la domenica d’inverno, quando non si può più uscire e a tua madre non resta altro da fare che guardare un vecchio film e cucinare. Ci sono tante cose da portare, da mettere in tasca, come scrivevo poco tempo fa. Risate, occhi, strette di mano, tramonti e chiacchiere. Mi porterei dietro anche le rughe di mio nonno e la lentezza sapiente con cui mi spiega i suoi segreti camminando nell’orto.
Ci sono alcune cose che porterò con me in Islanda senza esitare, oggetti che senza dubbio troveranno spazio nel mio zaino e su questo blog. Sto parlando delle creazioni di due amiche, due anime belle pronte a toccare con la loro arte questo luogo tanto importante per me e ad arricchire il viaggio con disegni e fotografie. Un contatto costante con l’Italia (e non solo), un’occasione per creare nuovi quadri, prospettive, per colorare il blog e dare nuova linfa al racconto.

Metterò nello zaino il QUADERNINO DI MARIANNA, con i suoi acquerelli e le sue figure a metà fra il sogno e la vita.

Arte

Metterò nello zaino il RULLINO DI CHIARA, che riesce sempre a trovare una strada nella luce, una specie di passaggio segreto dentro ogni angolo o paesaggio quotidiano, in cui sta nascosta la bellezza, che poi diventa scatto e ricordo.
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Sono felice di aver trovato lo spazio in valigia per loro e di iniziare questo viaggio, una comunicazione costante, una corrispondenza epistolare che possa intrecciare le nostre vite e le vostre, fra l’Italia, l’Islanda e un altrove indefinito, sempre cercato e mai davvero afferrato. D’altronde, che senso avrebbe vagare, e viaggiare, se non ci fosse l’ignoto a spingerci a sé, se non restasse sempre un angolo oscuro da esplorare in questo mondo immenso? Chiudo lo zaino e mi preparo a partire. Questa è la mia prima lettera islandese per Chiara e Marianna. Ci rivediamo presto qui, dove le distanze si allungano e si azzerano nello spazio di una pagina.

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