Stagione

13725715_285289325195920_1128001498_n

Mi prendo tutte le cose di questa vita e me le metto in tasca. Mi prendo i giorni di sole e di felicità, mi prendo i giorni bui e questa età dell’ombra. Ritrovo nelle piccole cose l’eco nostalgica degli anni più belli e la trasformo in piccole gocce di speranza verso qualcosa che verrà. Mi prendo i sorrisi dei miei attori e me li metto tutti in tasca. E se non ci stanno mi compro una borsa, perché la loro allegria purissima mi ha tenuto in vita per tutti questi anni. Mi tengo stretta quella voce all’orecchio. E l’abbondanza dei campi romagnoli. Il loro odore di cipolla, di vite, barbabietole e concime. Ricorderò la visione del ciliegio di Edelweiss a primavera, innevato di bellezza. Le cicale. Ah, le cicale di questa estate brevissima. Le rondini che volano basso appena si allarga l’ombra delle nuvole. Non ci è mai sembrata tanto bella la casa che stiamo per lasciare. Quasi vorremmo perdere il desiderio di partire. Eppure il desiderio non si placa, la tensione verso l’orizzonte in cui va a morire il sole. Ma non si placa nemmeno l’amore per la terra che ci ha fatti germogliare. Così restiamo divisi in due, scissi nelle camere più intime del cuore. Se non fosse la fine non sentiremmo così forte il richiamo dei luoghi in cui abbiamo piantato le radici. Se restassimo, vorremmo andare. Se andassimo, ci faremmo cullare dal pensiero di restare. Senza via d’uscita.
Mio nonno coltivava pomodori su questi campi. E cipolle, e tutto il resto. Ma mi ricordo l’odore dei muri ammuffiti della sua casa di campagna, l’abbaio del cane che seguiva l’avvicinarsi dell’automobile sul vialetto sterrato. Mio nonno cantava, raccoglieva un frutto e lo mordeva. “Assaggia”, diceva. “Senti, questa pianta l’ho coltivata io”. Aveva le mani leggermente sporche, leggere linee nere sotto le unghie. Aveva tutto l’amore del mondo sparso sul volto, macchiato dal giallo del sole di fine giornata. Mi amava come amava quel suo piccolo pomodoro, come amava la vita e il passare degli anni. Amava rivedersi in noi nipoti e rivedere ogni anno il ciclo delle stagioni, la crescita e la morte delle sue piante rigogliose.
Mi tengo questo amore e mille altri amori. Nascondo tutto nelle tasche. Nascondo i giorni che finivano a notte tarda, davanti al cibo avanzato da una grande cena, con il profumo fastidioso ma tanto estivo della citronella. Mi tengo da parte quelle giornate di vacanza passate ad amare e a giocare, i lunghi tratti in automobile di notte per riportarla a casa, tornando dal parco giochi o dal mare, il silenzio dei grilli e della musica a basso volume. La musica di sempre, quella delle mani strette, dei dischi masterizzati a Natale. Le albe. I gelati. L’odore salato del mare. I segreti infilati sotto le pieghe delle onde a riposare per sempre. Questa vita me la porto dentro, non saprei in che altro modo cominciarne un’altra. Mi porto dietro ciò che sono, senza rinnegarlo mai. Scatto una foto a tutta la felicità che ho avuto e me la metto in tasca, per le notti infinite del Nord. Per accendere una luce quando serve. Per scongiurare la fine del mondo. E per tenervi con me.

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...