Sulla cima

Tu non ti rendi conto di cosa vuol dire camminare fin sopra il cumulo di terra e guardare la lunga distesa, la brughiera islandese che si estende fino al mare, mischiandosi al pulviscolo dell’orizzonte come due tratti di tempera di colore diverso che si fondono insieme. Non ti rendi conto di cosa significhi sentire il vento freddo sul viso, la presenza silente del ghiacciaio alla tua destra, la libertà davanti. E ritrovare nel fondo del cielo, all’inizio del mare, fra la linea del cielo e del mare, ritrovare i tuoi occhi ogni volta, e vedere la vita che è scorsa sotto le nostre abitudini, come un fiume di bene e di male sotterraneo e inarrestabile. Sentire d’un tratto sulla pelle tutto il bene e tutto il male, e i nomi di chi c’è stato, di chi non se ne può andare. I momenti di massima gioia e le cadute. Rivedere sulla tela del mondo la propria storia, compresi gli sbagli e le insensatezze dell’esserci, qui e ora. Tu non ti rendi conto. Altrimenti mi lasceresti andare. O forse verresti con me.

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