Un guerriero mi riposa nel cuore

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Il nostro tempo è lontano, e col tempo si rimpicciolisce, si perde di vista come i puntini lasciati all’orizzonte. A volte sono isole, a volte navi, o persone, a volte intere città o continenti. Con i chilometri si perde la chiarezza dello sguardo e le cose diventano confuse, avvolte dal pulviscolo. L’orizzonte è pulviscolo, è polvere da sparo che si incendia ogni mattino e ogni sera con le detonazioni del sole.
C’è un guerriero stanco che mi riposa nel cuore. Ha tanto combattuto da credere di essere sempre ferito, anche adesso che non lo è più. Si crede ancora in convalescenza. Se ne sta sulla sua nave, sottocoperta, steso su una piccola branda scomoda e cigolante, sul comodino tiene una bottiglia di rum. Crede che la patria sia ancora visibile, che sia ancora un puntino distinguibile laggiù. Ma non ha più nessun laggiù, perché che da troppo tempo se ne sta chiuso in cabina, senza affrontare il mare. Potrebbe anche non esserci più un mare e l’ozioso capitano non se ne accorgerebbe. Le sue pupille dilatate cercano luce e non accettano più i benefici del riposo. Da tanto tempo non esce a guardare il cielo, ad osservare e interpretare le indicazioni luminose delle stelle. Chissà se brilla ancora la stella polare.
“Che sai dirmi, Spugna? Brilla ancora quella stella?” Silenzio. “Da quanti giorni abbiamo perso il Nord?”.
Ma Spugna tace e finge di medicare altre ferite. È un po’ codardo, o gli avrei dato un altro nome. A volte si ferma a piangere in silenzio sulle scale strette che scendono dal ponte alla cabina. Si chiede se il guerriero smetterà mai di riposare. Se la nave tornerà mai a navigare, guidata dal riflesso della volta celeste. Se ci sarà mai altra terra da avvistare, da calpestare e coltivare.
Tace, come il suo pensiero, una volta sceso l’ultimo scalino. Allora in un attimo torna a splendere la stella polare e alle domande del guerriero risponde sempre come si deve.
“C’è ancora terra, vero, Spugna? C’è ancora lei alle nostre spalle? Mi saluta ancora la sua mano pallida dal pontile?”
“Sì, signore”.
Mente. Non c’è più terra e non c’è più nessuno a salutare. Il puntino blu scuro sulla costa si è fatto tanto piccolo da scomparire.
Il tempo trascorso insieme si condensa e si allontana, a ogni respiro rischia di svanire, come un bolla quando esplode all’improvviso. Il mare aperto spazza via i riferimenti, mentre un guerriero stanco continua a riposare.

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