Fiore di plastica

C’è un pomeriggio nei miei ricordi, fermo immobile dentro una foto che ho perso.
Ti regalai una margherita, ma era di plastica. Forse avrei dovuto prendere quel fiore finto come un monito, un avvertimento. Ma come potevo? Avevi un cestino di castagne fra le mani e tutto sembrava ancora possibile. Persino essere felici e dimenticare. O essere persone migliori e non sbagliare più. Come potevo? Il sole se ne stava seduto appena sopra le colline ad aspettar di tramontare, mentre gli odori dell’autunno e una musica paesana si facevano strada per i vicoli, fino nelle nostre orecchie. Fisarmoniche e risate di bambini. Era ottobre. È ottobre ancora.
Ho sempre pensato che la tua stagione fosse la primavera, col fiorire delle margherite e i giri in bicicletta, le gelaterie, le scarpe leggere e le magliette colorate, le bolle di sapone. Credo di essermi sempre sbagliato. La tua stagione è l’autunno, bella e malinconica. Queste foglie rosse che il vento porta in giro. Il fruscio del tuo cappotto dentro al mio. Il cioccolato e le castagne sul fuoco, per far passare le sere davanti alla tv.
Arriva l’autunno e poi va via. Arrivi in autunno, e poi vai via.

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