Tenera è la notte, e l’arpa di Annette

Vienna, Settembre 2014.
Vienna, Settembre 2014.

Teneramente passava la notte, si lasciava camminare. I lunghi viali alberati e illuminati da lampioni più alti dei rami. Teneramente una vecchia signora suonava l’arpa alla stazione della metro. Teneramente le speranze si raccoglievano in un unico sospiro, mentre attraversava la strada verso quel piccolo spazio verde ai piedi della grande chiesa. Ora e non domani, bisognava dare inizio al viaggio. Ora e non domani, smettere di rimandare la realizzazione di un sogno. Ora e non domani, la follia necessaria a fare il primo passo. Ora e non domani, dire ti amo per l’ultima volta o la prima. Ora e non domani, comporre quel numero di telefono. Ora andava fatto. E non domani. Aprire quel libro. Finire quel libro. L’ultimo quaderno che aveva comprato aveva la copertina di cuoio e un cordone che gli girava intorno. La carta mantovana ruvida e profumata di se stessa e di inchiostro lo affascinava, al pari delle luci sulla cima della chiesa, il suono di una lingua straniera, un odore che non si aspettava, l’umidità autunnale dei fili d’erba, la melodia dell’arpa. Era sottile, delicata e colorata, come un quadro fatto di tante pennellate diverse, molti colori, alcune linee e altre macchie puntellate. Era di nuovo a Vienna. Teneramente si stringeva nella felpa, consapevole che non avrebbe fatto tutte le cose che si era preposto di fare, cavalcando l’impeto della nuova avventura, l’entusiasmo del sopraggiunto cambiamento. Lo zaino grigio e semivuoto lo fissava a un metro di distanza. Presto mi riempirai di libri e di fogli volanti, sembrava sussurrare. Presto ti riempirò di biglietti di autobus e treni, rispondeva il ragazzo con scarsa convinzione. Il tedesco lo avrebbe inghiottito? Per ora erano poche le parole che gli giungevano chiare alle orecchie, come ripulite della patina di opacità dell’ignoranza. Avrebbe dovuto impegnarsi e fare di meglio, buttarsi in mezzo alla gente, tuffarsi in mezzo alla vita. Ecco, all’improvviso tornò a suonare l’arpa. Prese di forza lo zaino grigio per zittirlo ed estrasse il portafoglio. Avrebbe di nuovo attraversato la strada per lasciare qualche spicciolo a quella signora talentuosa ed educata. Forse si chiamava Annette. Questo era il nome che le voleva dare, insieme ai pochi centesimi nascosti dietro uno scontrino scolorito nel vano per gli spiccioli. Ora e non domani, bisognava allungare la mano a tutto ciò che gli pareva sconosciuto. Ora e non domani, bisognava trovare una scusa per non tornare a casa. Voleva restare in giro, un po’ impaurito e un po’ addolcito dalla città che gli scorreva intorno, senza accorgersi di lui. Teneramente Vienna lo ignorava. Teneramente lui si innamorava di lei.

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