Sei froh. (Some Christmas pics again)

Rathaus' Christkindlmarkt

Rathaus’ Christkindlmarkt

I will be genuinely happy.
Because I live in Vienna, Christmas is already here, and in less than a month I’ll be with my family again. And it’s worth a smile.

Freunde sind wichtig

IMG_20141122_210813

Oggi ho imparato che guardare il cielo è importante. Non lo facevo da settimane, proprio io. Settimane che non guardavo le stelle. E nemmeno oggi volevo guardarle, mi hanno toccato gli occhi per sbaglio, mentre li posavo distrattamente sull’insegna di un ristorante. Dio, nella mia piccola cittadina di provincia, ogni sera, mentre il mio cane affacciato al muretto mi aspetta, trovo sempre il tempo di alzare la testa, guardarle e, anche solo per un minuto, interrogarle. Qui a Vienna non lo faccio mai. E non le vedo mai. Certi palazzi mi sembrano come gabbie per la manifesta immensità del cielo. Eppure il cielo è la sottile linea rossa che mi lega a tutte le storie che scrivo e che vivo: c’è sempre lui di mezzo. Avevano un cielo, ed il costante bisogno di andare, la frase di un libro, l’unico che sia mai riuscito a concludere, eletta a insegna di questo spazio virtuale e a motto dell’appassionato viaggiatore. L’orizzonte di ogni spostamento, un tempo era l’unico punto di riferimento per chiunque, soprattutto di notte, soprattutto partendo dalla stella polare.
Oggi però ho imparato anche che gli amici sono importanti. Me l’ha insegnato Anton, un bambino di dieci anni la cui frase è stata scelta, insieme a tante altre, per essere dipinta su un muro di questa parte della città. Semplice e pura, come possono essere solo i bambini. Guarda che i tuoi amici sono importanti, mi ha ammonito Anton, prima di sorridermi e scappare via in cerca di nuove ispirazioni. Anche il mondo è più giovane, guardato dai piccoli. È sempre una scoperta, un’avventura rinnovata. Non ricordo il momento preciso in cui l’infanzia è finita, in cui l’illusione si è dissolta nella prima goccia di cinismo. Posso solo testimoniare che a me è successo molto in là negli anni. Ho sempre perso tanto tempo a sognare, a costo di non essere capito, a costo di rimanere fuori dal coro. Fin da piccolo ho vissuto come volevo, e soprattutto con chi volevo. Forse a Vienna ho trovato qualcun altro da poter aggiungere alla lista ristretta dei veri amici, qualcuno a cui dare tempo e fiducia. Non ne sono sicuro, ma stasera ero lì, a brindare per il mio amico. A essere felice perché lui era felice, circondato dalle persone care. Non è che servisse molto altro. Penso che Anton sarebbe fiero di me. Freunde sind wichtig. Stimmt. Du hast Recht. Non c’è un altro modo per affrontare il cammino.
Ho sempre la parola futuro nella testa, forse perché ho paura che questo Erasmus mi sfugga di mano, scivoli via veloce come un bolide, come in effetti sta già facendo. E allora voglio convincermi che il futuro non sia altro che questo: ciò che sto già vivendo, il presente indicativo in cui mi trovo adesso. Ciò che ho sempre atteso. Al vero futuro non voglio pensare, lontano da qui, da queste strade e da questa gente. Potrebbe non aiutarmi a prendere sonno, stanotte.

Fra luci di Natale e canzoni da ascoltare

Weihnachtsmarkt in Rathausplatz, Wien. 18. November 2014.

Weihnachtsmarkt in Rathausplatz, Wien. 18. November 2014.

A te che mi hai contato i passi sulle scale
Che viene sempre il giorno che non si sale.
A te nemmeno un sogno, nemmeno un’emozione
A te non ho lasciato che una brutta canzone.

#Soundtrack

Ci accompagniamo i passi, in questa giornata caotica e bagnata. Tutta Vienna si mette in moto per ammirare, degustare, assaggiare qualche pietanza calda che metta già un po’ dentro lo spirito del Natale. Camminano, sotto i loro ombrelli, e si accompagnano i passi a vicenda. C’è chi ha una canzone nelle orecchie, per sintonizzarsi coi pensieri. Ho risentito il tuo odore due volte questa settimana. Niente di cui preoccuparsi, ho solo ripensato a quanto male è finita, al niente che ti ho lasciato sulla via, in un notte di luglio, mentre tua madre passava e ci salutava dalla fessura del finestrino, diretta verso casa, anche lei stretta nella giacca, con l’ombrello alzato per ripararsi dalla pioggia e un sorriso nella tasca tutto per noi, inconsapevole di ciò che stava succedendo. Sei uscita dall’auto nel tempo di un minuto. Era già tutto passato, anche la pioggia. Anche la nostra canzone. Anche il tuo secondo nome. Iniziava per A.

This is my final fit, my final bellyache with

Processed with VSCOcam with f1 preset

È giunto il momento di ripulire ogni cosa: computer, cassetti, scatoloni, anche le tasche dalle liste della spesa ormai datate, la mia stanza viennese dalla polvere, il mio volto dalla ruggine, il pavimento dai residui di sogni infranti, la mia vita dal vizio di attendere. Bisogna farlo davvero, non si può più fare finta. Il vuoto mi spaventerà, solo un po’. Ciò che mi circonda qui è una nuova avventura, potrebbero esserci ombre ma questo è il mio presente, quello che mi sono scelto e che mi è capitato. Il vuoto mi spaventerà, solo all’inizio, solo un po’. È arrivato il momento di ripulire questo posto, da cima a fondo. Guarderò alcuni volti, alcuni dettagli, alcuni amuleti, prima di gettarli via e dirò loro: “Dio sa quanto a lungo sono rimasto, quanto a lungo ho tentato di salvarvi, di tenervi con me”.
Ma a volte bisogna morire, davvero bisogna morire. Lasciare la vecchia pelle. Io ho sempre lottato come nessuno, ma non sono ancora morto. Forse per questo non sono ancora mai rinato. Adesso ripulisco tutto qui, faccio spazio alle cose belle. Solo, per favore, no alarms and no surprises. Per un attimo siediti e basta, di fianco a me, fammi sentire che ci sei. Stiamo semplicemente insieme. E niente scherzi.

This is my final fit, my final bellyache with
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises, please

Una notte e Cécile

Quando passo ventiquattro, o quarantotto ore immerso nel tedesco, senza mai mettere il becco fuori casa, mi capita di vedere tutto nero e di non avere nulla di positivo da scrivere. Quarantotto ore passate fondamentalmente a studiare al ritmo di una tartaruga bicentenaria, afflitta da un fortissimo mal di testa e caffeina-dipendente. Che brutta immagine. Toglietele poi tutte quelle rughe e aggiungetele chilometri di occhiaie peste. A questo vanno sommati anche un paio di momenti infelici, per cui ho chiesto di parlare alle canzoni e che non voglio approfondire, per non fare di questo spazio sempre e solo una valvola di sfogo. Oggi partiamo da un pensiero parzialmente positivo: mi sei tornata in mente. Non so perché, di tanto in tanto ritorni. L’ultimo tuo aggiornamento era fatto di paste calde ed era arrivato in una splendida mattina soleggiata, forse quasi un mese fa. È già passato così tanto tempo? Ah sì, nel mentre mi sono ricordato del perché ti ho pensato. Ho ritrovato inaspettatamente il ritratto che mi hai fatto l’estate scorsa, dentro a un dizionario, quello schizzo che hai abbozzato con la prima matita pescata da un bicchiere, sulla scrivania del nostro piccolo rifugio artistico. Chissà che fine avrà fatto adesso, se l’avete già svuotato, portando via ogni traccia di ciò che abbiamo fatto, ripulendo ogni macchia di tempera e di inchiostro, i fogli dei copioni che abbiamo recitato, le giacche dentro cui ci siamo stretti, per esigenza di testo o impulso di cuore. Dicevo, ti ho pensato. E come sempre ho rivisto in te quella forza e quella luce tutte femminili, quel legame con la vita che non permette di abbandonarsi troppo, che aiuta a rialzarsi, a essere positivi e forse, in fondo, a amare anche se stessi, credendo nel futuro. Mi sono sempre chiesto come fai, ma forse la risposta me la sono già fornita. Forse è solo che sei donna, che ti sei vista dentro e hai capito che tutto andava preso, così com’era, e andava trasformato in energia. Futuro. Energia. Sé. Parole d’ordine con cui ho imparato a convivere, ma che ho sempre fatto fatica ad abbracciare.
Intanto è mezzanotte, è già il 18 Novembre 2014 e sono due mesi che non vedo casa mia. Buon traguardo. Ora è vero, non sono mai stato lontano per così tanto tempo. Mi pare di capire che tu sia felice. E ci mancherebbe, a te basta svegliarti la mattina e vivere per essere felice. Io? Io sono un ragazzino viziato. Voglio sempre tutto quello che non ho.
Buonanotte, Cécile. Ti abbraccio.