Riepilogo (dal letto di casa)

Casa.

Casa.

Alcune considerazioni. Sono stati giorni intensi e frenetici, quasi farneticanti. Il mio migliore amico ha messo piede nella Vienna più bella dell’anno, si è fatto condurre in un ultimo viaggio fra le luci, gli odori e i rumori del Natale austriaco e infine ha affrontato con me l’ultima sera e il viaggio della speranza verso casa. Casa è stata in parte ciò che mi aspettavo, felicità e dolcezza. Gli amici veri che fanno capolino dalla porta, le borse di regali e i pensieri di bentornato. Sanno che avrò poco tempo per restare, ma vogliono prenderselo tutto. Persino mio padre si metterà in viaggio. Tutta questa storia dell’essere “quello che sta all’estero” non mi dispiace per niente. Ogni tanto è semplicemente bello vedere le persone mobilitarsi per te, festeggiarti, anche solo per i primi cinque minuti. Certo, il ritorno a casa mi ha steso sugli occhi anche un paio di terribili ombre, i soliti scherzi della vita, che è sempre più originale e spietata di quanto noi possiamo immaginare, si fa odiare e amare, a volte, in un unico, scheletrico abbraccio. Ho riso e pianto oggi, per tutto ciò che ho visto. A volte, o forse sempre, la decisione di andare via ci forza poi a fare i conti con i tasselli mancanti e con le brutte sorprese.
Prima di dormire, ripenso a Vienna, a un ultimo bacio sulla guancia e alla tua solita treccia. Ci ripenso perché… perché davvero sono guarito. Completamente. E noi non esisteremo mai, ma è anche per te che ora tutte le ferite sono tornate pelle rosea e vivace che sorride alla vita. Semplicemente: Buon Natale. Fra poco più di un mese sarà tutto finito, almeno per la maggior parte di noi. Questo Erasmus sto iniziando a capirlo solo adesso, che non ho nessuna voglia di lasciarlo.

Pure morning (After the storm)

Can you believe I spent a month of my life in this place? It’s like a dream. Ísafjörður (Iceland) after the storm. When I happen to see videos like this, I just feel eager to go back.
Here a drone of Aurora Arktika crew has filmed the beautiful landscape of the fjord covered with snow. They organize adventurous expeditions to explore Iceland, Greenland and Jan Mayen. Like their Facebook page to get updates, click here to the official website.

Look at the beauty of this small Icelandic town lazily waking up after the blizzard and then make this morning a good morning!

Greetings from Vienna, for now I’ll just go back to studying (:

12.12.14

Salzburg

Salzburg, Today

Vieni, finiamo di camminare. Finiamo il giro della città iniziato quando il sole era ancora alto nel cielo. Come sono brevi le giornate adesso, anche qui fra queste montagne. Noi, Salisburgo e quante luci intorno. Non ci diremo mai niente, tanto non serve. Quando non avremo più nessun motivo per prenderci in giro, nessuna borsa Erasmus per restare, allora ci lasceremo andare con un sorriso. Il coro fuori dalla chiesa intona un canto, sento odore di Glühwein e di panetteria. Vorrei solo capire dove si è messa la neve. Probabilmente scenderà mentre io sarò in Italia e non farò in tempo a vedere su di essa il riflesso di mercatini, luminarie e candele. Gennaio richiede pazienza e sopportazione. Febbraio richiederà grinta e desiderio di liberazione. Marzo sarà il mese del lungo ritorno. Chissà in quale tasca poi terrò questa cartolina di Salisburgo, in quale cassetto segreto. Chissà dove collocherò tutta l’esperienza, su quale scaffale, con quale etichetta. Chissà che significato le darò. Mi sorridi e scendi dal treno, gli occhi rossi per la stanchezza e un appuntamento a domani. È stata una bella giornata, in fondo va tutto bene così.

Andiamo a vedere le luci

Di notte, quello che vedo dal Volksgarten, tornando a casa.

Di sera, quello che vedo dal Volksgarten, tornando a casa.

Two years on
And I am still that same boy I was

No sleeping at night
But I’m going from bar to bar
Why can’t we just rewind?
Why can’t we just rewind?
Why can’t we just rewind?

#Soundtrack

Il sole più timido dell’anno

Processed with VSCOcam with f3 preset

Si sta facendo più buio e più freddo di notte. Comincia a servire il maglione, quello pensate, largo, da indossare solo in casa, nelle ore di studio, durante gli attacchi di fame notturni, durante gli attacchi di malinconia, sempre notturni. Gli spifferi passano attraverso queste finestre così poco impermeabili, scorrono dentro la stanza e mi spiano mentre lascio risuonare Vasco Brondi quasi tutta la notte, a volume basso per non disturbare il sonno monotono di chi vive con me e nella stanza di fianco sogna già da ore. Ma la musica non è abbastanza bassa da non farmi capire, e pensare. Si creano tutte le sue eclissi, gli strascichi e le sensazioni. Ritornano anche le maree e tutti i detriti, la spazzatura sulla spiaggia di un mare bianco invernale. Tutto regolare. Chi ogni tanto ha voglia di leggermi conosce il mio bisogno di malinconia, questa inquietudine quasi come una necessità biologica, che mi strappa da ogni cosa e mi costringe a prenderla addosso, un po’ come l’aria coi polmoni. Puoi provare a trattenere il fiato, ma prima o poi uno dei due ti chiederà di cedere. E cederai. Così mi concedo solo qualche ora per riflettere. In buona sostanza non si smette mai di capire e di imparare dal passato, dal presente, dagli errori. Soprattutto dagli errori. A dire il vero avrei solo da godere, questa città ci regala luci sfavillanti, voci e canti, un Natale bene impacchettato e perfetto, pronto per essere portato a casa. Sono disposti a venderti ogni cosa, forse anche la gioia della festa. Un mio professore una volta lo ha definito semplicemente solstizio d’inverno, spogliandolo di ogni aura religiosa, il che non è sbagliato. Si festeggiava il Natale ancora prima che si costruissero le chiese, si cercava di tenere duro, di non farsi ammazzare dal ghiaccio, di meritarsi il ritorno del sole.
Vorrei meritarmi il ritorno del sole, ci lavoro da tanto, da tanto cerco di imparare e di capire. Mi sono immaginato una primavera. E mi sono immaginato anche un piccolo rumore che somiglia ancora troppo a quello di sorrisi già sentiti. Ma non mi preoccupo, che di tempo ce n’è ancora prima che sorga una nuova primavera. Siamo solo al solstizio d’inverno. Stiamo ancora mercificando il sole più timido dell’anno.

Così le tue mani gelate, quei passi che abbiamo fatto sulla Luna
Dai non lasciarmi, non lasciarmi, non lasciarmi

Alles wird gut (All the little lights)

Weihnachtsbaum in Rathausplatz, Wien

Weihnachtsbaum in Rathausplatz, Wien

We’re born with millions of little lights shining in the dark
And they show us the way
One lights up
Every time we feel love in our hearts
One dies when it moves away

(Ne ho spente tante, ma stasera ne accendo almeno una. Ho voglia di vivere. Alles wird gut. Andrà tutto bene. Incrocio le dita per la giornata di domani, per le prove da superare. Un bel respiro. I soliti cinque secondi. Poi via.)

#Soundtrack

Oggi pioveva, eppure

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Oggi pioveva, eppure ho incontrato un’amica. Facce familiari, storie di casa, abbracci che vogliono dire due cose: da quanto tempo non ci vedevamo, che strano, e ci vediamo presto. Rivedere gli occhi del turista in altri occhi, l’affanno dei primi giorni, delle cose da vedere. Certo, quando parti per restare almeno non hai il problema del tempo. Dici: lo farò, avrò tempo. In sei mesi, pensi che non riesca a vedere tutta la città? Rimandare però è pericoloso, come restare troppo con la testa piegata sui libri. A volte bisogna incontrarsi, andare insieme a mangiare qualcosa, perdere due ore del proprio tempo al freddo, sotto la pioggia, solo per respirare un po’. Mi ci voleva, prima di tornare a casa e armarmi in vista del grande mostro da affrontare domani. Voglia di casa, sensazioni belle. Voglia di casa e di qua. Vorrei tornare e riabbracciare tutti senza però andare via. Che strano. Lo dicono tutti, certe esperienze dividono in due. Avrò qualcosa su cui riflettere. Nel frattempo, benvenuto dicembre. Sei sempre una boccata d’aria fresca alla fine del mese più brutto, sempre una bella scusa per illuminare la notte e sopportare il gelo, in vista di una rigogliosa primavera. Sento che la prossima sarà rigogliosa, anche se non sarò più a Vienna. E lo sento davvero. Da non crederci.

Forse sta persino tornando, l’abitudine di sorridere.